Il turismo contemporaneo non si costruisce attraverso iniziative isolate. Imprese, associazioni, istituzioni, operatori e cittadini devono imparare a condividere una visione: perché il visitatore non sceglie un singolo servizio, sceglie un territorio.
Ci sono montagne bellissime che tutti conoscono e altre, altrettanto belle, che faticano a trasformare il proprio patrimonio naturale in una vera destinazione turistica. La differenza non è sempre nella qualità dei panorami, nella lunghezza delle piste, nel numero dei sentieri o nella presenza di grandi strutture ricettive. Molto spesso la differenza è invisibile agli occhi di chi arriva, ma determinante per il successo di una località: la capacità delle persone di lavorare insieme.
Il turismo è infatti uno dei settori nei quali il risultato finale dipende meno dal singolo e più dall’insieme. Un albergo eccellente non può compensare una destinazione priva di servizi. Un magnifico sentiero perde parte del proprio valore se nessuno lo racconta. Un rifugio può offrire un’esperienza straordinaria, ma ha bisogno di visitatori che arrivino sul territorio. Un impianto di risalita può rendere accessibile la montagna, ma intorno deve trovare attività, ristorazione, ospitalità ed esperienze capaci di trasformare quella salita in una giornata da ricordare.
È per questo che da soli si può promuovere un luogo. Insieme si costruisce una destinazione.
Il turista non vede i nostri confini
Chi arriva in vacanza non conosce quasi mai l’organizzazione interna del territorio. Non sa dove finiscano le competenze di un ente e inizino quelle di un altro, quale associazione organizzi una manifestazione, chi gestisca un sentiero o quale impresa abbia finanziato una determinata iniziativa. E, soprattutto, non gli interessa. Il visitatore vede una destinazione.
Dal momento in cui cerca informazioni online a quello in cui parcheggia l’automobile, entra in albergo, sale su una seggiovia, prenota un’escursione, mangia in un rifugio o partecipa a un evento, sta vivendo un’unica esperienza.
Se tutto funziona, ricorderà positivamente il territorio.
Se qualcosa non funziona, difficilmente attribuirà la responsabilità al singolo soggetto. Il giudizio ricadrà sulla destinazione.
È questa semplice considerazione che dovrebbe essere alla base di qualsiasi politica turistica contemporanea.
Il turismo è un ecosistema
Una destinazione non è un catalogo di attività. È un ecosistema.
Dentro convivono strutture ricettive, ristoranti, rifugi, impianti di risalita, guide, associazioni sportive, commercianti, produttori, organizzatori di eventi, istituzioni, professionisti, volontari e residenti.
Ognuno possiede competenze differenti e interessi legittimamente diversi. Fare rete non significa cancellarli né chiedere a tutti di pensare nello stesso modo. Significa comprendere che esiste un interesse superiore condiviso: rendere il territorio più attrattivo.
Quando cresce la destinazione, aumentano le opportunità per tutti.
Un turista arrivato per sciare può fermarsi a cena in un ristorante. Una famiglia venuta per un evento può scoprire un’escursione e decidere di tornare. Un biker può pernottare in albergo, utilizzare un impianto di risalita e fermarsi in rifugio. Chi partecipa a una passeggiata guidata può acquistare un prodotto locale.
Il valore passa continuamente da un operatore all’altro. È questa la vera economia di una destinazione.
Il concorrente può diventare un alleato
Fare rete richiede anche un cambiamento culturale.
In territori relativamente piccoli è facile considerare chi svolge un’attività simile alla propria esclusivamente come un concorrente. Nel turismo, però, questa logica può diventare un limite.
Due ristoranti possono essere concorrenti quando il turista deve scegliere dove cenare. Ma diventano alleati quando devono convincerlo a scegliere quella montagna invece di un’altra.
Due alberghi competono per una prenotazione, ma hanno lo stesso interesse affinché la destinazione sia conosciuta, accessibile e desiderabile.
È il principio della coopetition: competere sul mercato e, contemporaneamente, collaborare quando esiste un obiettivo comune.
La vera competizione, infatti, spesso non avviene tra due operatori dello stesso territorio. Avviene tra destinazioni.
Una rete comincia da una raccomandazione
Non servono sempre grandi tavoli istituzionali per cominciare a collaborare. La rete nasce anche dalle piccole cose.
Un albergatore che suggerisce un’escursione guidata. Una guida che consiglia un ristorante. Un rifugista che racconta un evento previsto per il giorno successivo. Un negoziante che indica un Bike Tour. Un’associazione che condivide l’iniziativa organizzata da un’altra associazione.
Sono gesti apparentemente semplici, ma costruiscono una cosa preziosissima: la fiducia.
E la fiducia è probabilmente l’infrastruttura più importante di qualsiasi destinazione turistica.
Anche i piccoli eventi fanno parte della destinazione
Fare rete significa comprendere che non esistono soltanto i grandi eventi.
Una festa della comunità, una manifestazione sportiva, una passeggiata, un incontro culturale o una piccola iniziativa organizzata da volontari possono non generare migliaia di presenze, ma contribuiscono a costruire l’identità di un luogo.
Se il territorio sostiene queste iniziative, le comunica e le mette in relazione con l’offerta turistica, il calendario della destinazione diventa più ricco e la comunità più viva. Il grande evento porta attenzione.I piccoli eventi costruiscono continuità.
Una destinazione ha bisogno di entrambi.
Fare rete significa anche raccontarsi con una sola voce
C’è poi un tema fondamentale: la comunicazione.
Una destinazione nella quale ogni soggetto comunica esclusivamente sé stesso rischia di produrre molto rumore e poca riconoscibilità.
Occorre invece costruire un racconto comune.
Non significa rinunciare ai singoli marchi. Significa inserirli dentro un’identità territoriale più grande.
Un turista dovrebbe poter scoprire in modo semplice cosa fare, dove mangiare, dove dormire, quali esperienze prenotare, quali eventi sono in programma e quali luoghi meritano una visita.
La destinazione deve diventare comprensibile.
E oggi questa capacità passa inevitabilmente anche attraverso strumenti digitali, portali territoriali, social media, sistemi di prenotazione e contenuti editoriali coordinati.
Dalla promozione alla costruzione del prodotto turistico
Fare rete, però, non significa soltanto comunicare insieme.
Significa soprattutto costruire insieme qualcosa che prima non esisteva.
Un pernottamento può diventare un weekend se viene collegato a un’escursione, a una cena e a un’esperienza outdoor. Una giornata sulla neve può trasformarsi in una vacanza se intorno allo sci esistono attività per famiglie, ristorazione, eventi e proposte alternative.
È qui che una località comincia davvero a trasformarsi in destinazione.
Quando non offre più singoli servizi, ma esperienze integrate.
La rete aiuta anche a destagionalizzare
Per le località montane questa collaborazione è ancora più importante perché permette di affrontare una delle grandi sfide del turismo contemporaneo: vivere oltre le stagioni tradizionali.
La montagna non può dipendere esclusivamente dalla neve.
Trekking, bike, canyoning, corsa in montagna, cultura, enogastronomia, piccoli eventi, turismo religioso, benessere, Slow Tourism e nuove forme di soggiorno possono costruire motivazioni di viaggio differenti durante l’anno.
Nessun singolo operatore, però, può sviluppare tutto questo.
Una destinazione sì.
Ed è probabilmente questa una delle risposte più concrete alle trasformazioni climatiche, economiche e sociali che stanno interessando la montagna.
Il Nevegal ha bisogno di tutti
Anche il Nevegal possiede una ricchezza che va molto oltre il paesaggio.
Ci sono imprenditori, associazioni, operatori turistici, guide, sportivi, ristoratori, strutture ricettive, gestori degli impianti, volontari, professionisti, istituzioni e persone che semplicemente amano questa montagna.
Ognuno rappresenta una parte della destinazione.
La sfida è riuscire a mettere queste energie in relazione.
Non chiedendo a tutti di diventare uguali, ma facendo in modo che ciascuno possa contribuire, con la propria identità e le proprie competenze, a una visione condivisa.
Perché nessun progetto territoriale può sostituire una comunità.
Può però aiutarla a incontrarsi, comunicare, collaborare e trasformare tante energie individuali in una forza collettiva.
La destinazione più forte è quella che sa dire “noi”
Noi di We Love Nevegal crediamo profondamente in questo principio.
Fare rete non significa essere sempre d’accordo. Significa riconoscere che, nonostante opinioni, ruoli e interessi differenti, esiste qualcosa che appartiene a tutti: il futuro della montagna.
Una destinazione nasce esattamente in quel momento.
Quando un ristoratore comprende che il successo di un sentiero può portargli nuovi clienti. Quando un albergatore comprende il valore di un evento al quale non partecipa direttamente. Quando un’associazione sostiene l’iniziativa di un’altra. Quando pubblico e privato smettono di considerarsi mondi separati. Quando chi vive il territorio comprende che accogliere bene un visitatore significa contribuire alla reputazione di tutti.
La bellezza della montagna può essere un dono. Trasformarla in futuro è invece una responsabilità collettiva.
Da soli possiamo fare molte cose.
Possiamo organizzare un evento, aprire un’attività, promuovere un’esperienza, costruire una campagna pubblicitaria.
Ma per costruire una destinazione serve qualcosa di più. Serve fiducia. Serve visione. Serve collaborazione. Serve una comunità.
Perché le montagne hanno molte strade per raggiungere la cima.
Ma quando si parla del futuro di un territorio, la strada più importante è quella che si percorre insieme.
We Love Nevegal. La montagna per tutti.

