Un sentiero pulito, una segnaletica leggibile, un rifugio aperto: siamo abituati a considerarli parte naturale del paesaggio. Ma dietro ogni percorso escursionistico esistono lavoro, competenze, investimenti e responsabilità. Mentre il cambiamento climatico modifica le condizioni delle Alpi, un nuovo progetto europeo cerca di rispondere a una domanda sempre più urgente: come conservare la rete di sentieri e rifugi sulla quale si fonda una parte importante del turismo montano?
C’è un momento, durante un’escursione, nel quale raramente ci fermiamo a riflettere. Accade quando raggiungiamo un bivio, troviamo un segnavia dipinto su una roccia, attraversiamo un piccolo ponte oppure imbocchiamo una traccia perfettamente riconoscibile nel bosco. Proseguiamo senza particolare esitazione, convinti che quel percorso sia sempre stato lì e che continuerà a esserci.
In fondo, un sentiero sembra qualcosa di semplice. Una striscia di terra tra gli alberi, una traccia consumata dal passaggio delle persone, un itinerario che attraversa prati e pendii seguendo la forma naturale della montagna. Eppure quella semplicità è spesso il risultato di un lavoro complesso, paziente e poco visibile. Qualcuno deve controllare le condizioni del tracciato, rimuovere la vegetazione che lo invade, verificare la segnaletica, intervenire dopo una tempesta e valutare se un passaggio sia ancora percorribile.
Quando questo lavoro viene svolto correttamente, quasi nessuno se ne accorge. Quando manca, invece, le conseguenze possono diventare evidenti.
È uno dei paradossi meno raccontati del turismo montano: dedichiamo grande attenzione alla costruzione di nuove infrastrutture, ma tendiamo a considerare la manutenzione di quelle esistenti una questione secondaria. Un nuovo impianto, una passerella panoramica o un’attrazione turistica rappresentano investimenti riconoscibili. Il ripristino di un sentiero, la sistemazione di un drenaggio o la sostituzione di una freccia segnavia difficilmente producono lo stesso interesse.
Eppure, senza quella rete di percorsi, una parte significativa delle esperienze che proponiamo ai visitatori diventerebbe molto più difficile da organizzare.
Il sentiero è un’infrastruttura turistica. Soltanto che, troppo spesso, ce ne ricordiamo quando smette di funzionare.
Un progetto europeo per salvare la rete invisibile delle Alpi
Il 19 ottobre 2026, appena due giorni fa, il programma europeo Interreg Alpine Space ha pubblicato la notizia dell’avvio operativo di AlpFuturePaths, un progetto dedicato alla conservazione e all’adattamento dei sentieri e dei rifugi alpini ai cambiamenti climatici.
L’iniziativa riunisce dodici partner provenienti da cinque Paesi alpini. Il primo incontro ufficiale si è svolto a Monaco di Baviera il 16 e 17 settembre, coinvolgendo associazioni alpinistiche, ricercatori, autorità territoriali e soggetti impegnati nella gestione delle infrastrutture montane.
Il progetto, previsto da luglio 2026 a giugno 2029, dispone di un budget ammissibile di circa tre milioni di euro, con un contributo del Fondo europeo di sviluppo regionale di poco superiore a 2,15 milioni. Il suo obiettivo non è costruire una nuova attrazione turistica, ma sviluppare conoscenze e strumenti per proteggere e adattare una rete già esistente. Il programma indica come ambito d’intervento oltre 200 rifugi esposti a rischi e circa 2.000 chilometri di sentieri problematici, sui quali intende contribuire a individuare soluzioni di salvaguardia e gestione. Non si tratta di interventi già completati, ma di obiettivi e ambiti di lavoro dichiarati dai promotori. [Alpine Space Programme]
La notizia merita attenzione perché racconta un cambiamento nell’approccio alle infrastrutture alpine.
Per molto tempo la manutenzione di un sentiero è stata considerata prevalentemente una questione locale, affidata all’esperienza delle sezioni alpinistiche, degli enti territoriali e delle persone che conoscevano direttamente la montagna. Oggi questa conoscenza rimane indispensabile, ma viene affiancata da ricerche climatiche, analisi geologiche, strumenti digitali e proiezioni dei rischi futuri.
Emerge una consapevolezza nuova: non basta più ripristinare un percorso dopo che è stato danneggiato. Occorre cercare di comprendere come potrebbe cambiare il territorio che lo ospita.
La montagna cambia. E i sentieri devono cambiare con lei
Il problema non riguarda soltanto il naturale deterioramento di una rete escursionistica.
Le montagne sono ambienti dinamici. Frane, erosione, caduta di massi, crescita della vegetazione e trasformazioni del terreno hanno sempre influenzato le condizioni dei percorsi. Ma l’aumento delle temperature e alcuni cambiamenti nei fenomeni meteorologici possono modificare la frequenza, la distribuzione e l’intensità di determinati rischi, con differenze anche molto marcate tra un territorio e l’altro.
Nei settori di alta quota delle Alpi, il ritiro dei ghiacciai e il degrado del permafrost stanno trasformando accessi e itinerari che per generazioni sono stati considerati relativamente stabili. Dove un tempo esisteva un attraversamento su neve o ghiaccio, oggi possono comparire roccia instabile, nuovi dislivelli o passaggi tecnicamente più complessi.
Il 25 settembre 2026, durante gli Internationale Bergtage di Vienna, alcune importanti organizzazioni alpinistiche austriache hanno richiamato l’attenzione su queste trasformazioni. I dati dell’Österreichisches Kuratorium für Alpine Sicherheit, riportati dalle associazioni, indicano che tra il 1° maggio e il 13 settembre 2026 sono stati registrati 19 incidenti con caduta in crepaccio, rispetto a una media decennale di sette. È un dato riferito agli incidenti registrati, non una misura diretta del rischio individuale, che richiederebbe anche informazioni sull’esposizione e sul numero degli alpinisti presenti. Resta però un segnale delle difficoltà affrontate nella stagione appena conclusa. [OTS.at]
Sul massiccio del Dachstein, gli studi illustrati dalle associazioni mostrano una trasformazione particolarmente significativa: tra il 2006 e il 2025, tre ghiacciai dell’area hanno perso complessivamente circa 116 milioni di metri cubi di ghiaccio. La modificazione degli ambienti attraversati dagli itinerari tradizionali impone in alcuni casi di ripensare accessi, protezioni e percorsi. [OTS.at]
Naturalmente non dobbiamo trasferire automaticamente questi fenomeni a tutte le montagne. I problemi di un itinerario glaciale sopra i tremila metri non coincidono con quelli di un sentiero forestale delle Prealpi Bellunesi.
Ma esiste un principio comune.
Un percorso può essere ben progettato e ben mantenuto oggi, senza essere necessariamente adatto alle condizioni ambientali di domani.
Questo significa che la manutenzione non può più limitarsi alla conservazione dell’esistente. In alcuni casi dovrà comprendere anche l’adattamento, la modifica del tracciato o la rinuncia a mantenerlo aperto quando le condizioni non consentono più una gestione ragionevolmente sostenibile.
Il lavoro che non compare nelle fotografie
In Italia, una parte essenziale della cura della rete escursionistica è affidata al Club Alpino Italiano e alle sue articolazioni territoriali, attraverso attività che comprendono ricognizione, segnaletica e manutenzione, spesso svolte grazie all’impegno dei volontari.
È un lavoro molto concreto. Si interviene sulla vegetazione, si liberano i passaggi ostruiti, si verificano i segnavia, si raccolgono informazioni sulle condizioni dei percorsi e si provvede agli interventi ordinari compatibili con le competenze e le risorse disponibili.
Il CAI ha previsto anche per il 2026 un bando nazionale dedicato alla manutenzione ordinaria e alla segnaletica della Rete Escursionistica Italiana, con una dotazione di 150.000 euro destinata alle sezioni ammissibili. Il bando contempla interventi sulla vegetazione, ripristino della segnaletica e attività di ricognizione e raccolta dati per il catasto digitale. Questa cifra riguarda uno specifico strumento di finanziamento del CAI e non rappresenta la spesa complessiva sostenuta in Italia per la sentieristica, alla quale contribuiscono anche altri soggetti e programmi. [Cai]
La questione economica appare ancora più chiara quando si osserva ciò che accade nelle singole sezioni.
Il 9 ottobre 2026, la sezione CAI di Livorno ha lanciato l’iniziativa Adotta un Sentiero. Sui Monti Livornesi viene censita una rete di circa 150 chilometri distribuiti su una cinquantina di percorsi. La sezione ha spiegato che la manutenzione dell’intera rete supera la capacità operativa dei propri soci, invitando cittadini e associazioni a contribuire alla cura di un sentiero o di un tratto di percorso. [CAI Organizzazione]
È un esempio interessante proprio perché non proviene da una delle grandi destinazioni alpine.
La difficoltà di mantenere un territorio accessibile non riguarda soltanto i rifugi d’alta quota o i percorsi più celebri delle Dolomiti. Coinvolge anche montagne minori, aree interne, territori collinari e destinazioni escursionistiche che possiedono risorse economiche limitate.
La manutenzione richiede continuità, organizzazione e persone disponibili. Ma il volontariato, per quanto prezioso, non può essere considerato una risorsa illimitata.
Se il numero dei percorsi da curare aumenta, se gli interventi diventano più complessi o se le persone disponibili diminuiscono, il sistema deve trovare nuove forme di collaborazione e sostegno.
La generosità dei volontari è un patrimonio da proteggere, non una ragione per presumere che la manutenzione sia gratuita.
In Germania si discute anche di ciò che non sarà possibile conservare
Uno degli aspetti più interessanti del confronto internazionale riguarda la necessità di stabilire priorità.
Nel novembre 2025, il Deutscher Alpenverein, il Club Alpino Tedesco, ha discusso e adottato un documento di orientamento denominato Wegweiser Hütten 2030, dedicato al futuro di rifugi e sentieri.
La linea indicata dall’associazione privilegia infrastrutture semplici, interventi proporzionati alle caratteristiche degli itinerari, adattamento alle trasformazioni naturali e un utilizzo attento delle risorse. Le scelte sulla conservazione dei percorsi dovranno considerare anche la necessità di gestire i flussi dei visitatori e l’evoluzione delle condizioni ambientali. [Alpenverein]
È un approccio meno appariscente rispetto alla costruzione di nuove infrastrutture, ma introduce una domanda decisiva.
È necessario mantenere aperto ogni singolo percorso, indipendentemente dal suo utilizzo e dal costo della manutenzione?
La risposta non può essere identica per tutte le montagne.
Un sentiero poco frequentato può avere un grande valore storico, ambientale o culturale. Potrebbe collegare antichi insediamenti, rappresentare una via di accesso importante o permettere di distribuire gli escursionisti su un territorio più ampio. La sua scarsa frequentazione non significa automaticamente che debba essere abbandonato.
Al contrario, un percorso molto popolare può richiedere interventi costosi e produrre un impatto ambientale significativo.
La scelta richiede quindi valutazioni tecniche, economiche e territoriali.
Ma il principio merita attenzione: amministrare una rete escursionistica non significa soltanto aggiungere nuovi itinerari. Significa anche decidere quali mantenere, come gestirli e con quali risorse.
La Nuova Zelanda ha affrontato una domanda inevitabile: chi paga?
Se allarghiamo lo sguardo oltre l’Europa, troviamo un dibattito che presenta analogie interessanti.
In Nuova Zelanda, il Department of Conservation, l’ente pubblico responsabile della conservazione e di una parte rilevante delle infrastrutture per la fruizione naturalistica, gestisce il sistema delle Great Walks, itinerari escursionistici conosciuti a livello internazionale.
Nel marzo 2024 il Dipartimento annunciò una revisione delle tariffe per l’utilizzo delle strutture lungo questi percorsi. La motivazione era esplicita: i costi di manutenzione erano aumentati e gli introiti delle tariffe contribuivano soltanto parzialmente alle spese necessarie per conservare rifugi, campeggi, sentieri e altre infrastrutture.
La questione non era soltanto quanto chiedere ai visitatori, ma come distribuire correttamente gli oneri tra utilizzatori e contribuenti. [Doc.govt.nz]
Il modello neozelandese non è automaticamente trasferibile alle montagne italiane. Le caratteristiche del sistema turistico, le modalità di accesso, la proprietà delle infrastrutture e il ruolo degli enti pubblici sono differenti.
Ma la domanda economica è universale.
Un sentiero può essere liberamente accessibile senza essere gratuito da mantenere.
La sua conservazione può essere finanziata attraverso risorse pubbliche, associazioni, contributi privati o meccanismi legati all’utilizzo di determinati servizi. Ogni soluzione presenta vantaggi e limiti.
Far pagare l’accesso a una struttura non equivale a introdurre un biglietto per camminare nella natura. Allo stesso modo, affidarsi esclusivamente ai fondi pubblici non elimina la necessità di comprendere quali siano i costi e i benefici effettivi.
La questione è individuare un equilibrio che permetta di preservare accessibilità, sostenibilità economica e qualità ambientale.
Un sentiero è anche un’infrastruttura economica
Quando si analizza il valore turistico di una montagna, l’attenzione si concentra abitualmente sulle strutture che generano ricavi diretti.
Un albergo vende camere.
Un ristorante vende pasti.
Un impianto vende titoli di accesso.
Una guida vende un servizio professionale.
Un sentiero, nella maggior parte dei casi, non vende nulla.
Eppure può contribuire a sostenere tutte queste attività.
Un visitatore sceglie una località perché dispone di una rete di percorsi interessanti. Pernotta in una struttura, cena in un ristorante, utilizza un servizio di accompagnamento oppure noleggia attrezzatura. Il motivo iniziale del viaggio è l’esperienza escursionistica, ma il valore economico si distribuisce tra operatori differenti.
Questo significa che il sentiero può produrre un beneficio territoriale senza generare necessariamente un ricavo diretto per chi lo mantiene.
È una delle ragioni per cui la sua gestione risulta complessa.
Il soggetto che sostiene la spesa non coincide sempre con quello che riceve il beneficio economico.
Una sezione alpinistica può occuparsi della segnaletica grazie ai volontari, mentre una struttura ricettiva trae vantaggio dalla presenza di un itinerario ben conosciuto. Un ente territoriale può finanziare un intervento di ripristino, mentre l’indotto coinvolge imprese situate anche in altri comuni.
Non si tratta di contrapporre volontariato e attività economica.
Si tratta di riconoscere che fanno parte dello stesso ecosistema.
Per questa ragione la manutenzione dovrebbe trovare spazio anche nelle strategie di destination management, accanto alla promozione, alla commercializzazione delle esperienze e allo sviluppo degli eventi.
Promuovere un territorio significa attirare persone. Mantenerne accessibili e curati i percorsi significa contribuire a rendere possibile l’esperienza che abbiamo promesso.
Il futuro potrebbe dipendere dalla qualità delle informazioni
AlpFuturePaths prevede anche lo sviluppo di strumenti digitali per analizzare i rischi e supportare le decisioni relative alla rete escursionistica.
Il progetto contempla l’utilizzo di dati di osservazione del territorio, informazioni storiche, modelli climatici e proiezioni dei pericoli naturali, con l’obiettivo di renderli accessibili attraverso strumenti di pianificazione, tra cui una piattaforma tridimensionale. [Alpine Space Programme]
È un passaggio importante, ma il suo valore non si esaurisce nella ricerca scientifica.
Pensiamo al modo in cui oggi una persona organizza un’escursione.
Consulta una piattaforma digitale.
Scarica una traccia.
Legge una descrizione.
Osserva alcune fotografie.
Controlla il dislivello.
Poi parte.
Il problema è che la descrizione potrebbe essere stata pubblicata anni prima. Una traccia GPS può indicare dove passava un sentiero, senza certificare che sia ancora percorribile. Una fotografia documenta le condizioni di un determinato momento, non quelle del giorno della visita.
Per una destinazione turistica diventa quindi importante distinguere le informazioni permanenti da quelle soggette a cambiamento.
La lunghezza di un percorso e la sua storia possono restare relativamente stabili.
Le condizioni del fondo, la presenza di ostacoli, eventuali chiusure e alcune situazioni di rischio possono invece cambiare rapidamente.
Una buona gestione digitale dovrebbe prevedere fonti riconoscibili, aggiornamenti datati, collegamenti agli avvisi dei soggetti competenti e procedure per correggere le informazioni non più valide.
Non significa promettere che un sentiero sia sempre sicuro. In montagna il rischio non può essere eliminato.
Significa mettere il visitatore nelle condizioni di scegliere con maggiore consapevolezza.
Ed è una responsabilità sempre più importante anche per chi gestisce portali turistici e promuove esperienze outdoor.
Non tutta la montagna ha gli stessi problemi
La discussione internazionale rischia talvolta di produrre una rappresentazione uniforme di territori che uniformi non sono.
I ghiacciai dell’Austria, le pareti del massiccio del Monte Bianco, le foreste dell’Appennino e i sentieri delle Prealpi Bellunesi presentano caratteristiche geologiche, climatiche e ambientali differenti.
In alta quota, la trasformazione dei ghiacciai può modificare profondamente la percorribilità di un itinerario.
In una località di media montagna, le difficoltà possono riguardare soprattutto l’erosione provocata dall’acqua, il deterioramento del fondo, la caduta di alberi, l’invasione della vegetazione o la manutenzione della segnaletica.
In alcune aree la priorità può essere intervenire dopo eventi meteorologici intensi. In altre mantenere visibili percorsi storici che rischiano di scomparire per il progressivo abbandono delle attività tradizionali.
La risposta deve quindi essere locale, anche quando nasce da conoscenze sviluppate a livello internazionale.
Questo è uno dei contributi più interessanti che la ricerca europea può offrire: non imporre una soluzione identica a tutte le montagne, ma fornire strumenti per comprendere meglio ciò che serve in ciascun territorio.
Il Nevegal e il patrimonio che percorriamo senza pensarci
Il Nevegal possiede una rete di itinerari che attraversa boschi, pascoli, crinali e luoghi legati alla storia della montagna bellunese.
Dai percorsi nell’area di Faverghera agli itinerari verso il Col Visentin, dalle escursioni più accessibili ai tracciati che richiedono maggiore preparazione, il territorio offre esperienze differenti per durata, difficoltà e caratteristiche ambientali.
Sul portale We Love Nevegal sono già presentati, tra gli altri, itinerari come l’Anello di Vallavia, la Costa de Legner e il Troi le Erte, il Troi dei For e il Troi dei Cavai. Sono esempi di come un patrimonio di percorsi possa essere organizzato e raccontato ai visitatori attraverso proposte riconoscibili. [We Love Nevegal]
Ma proprio perché la sentieristica rappresenta una parte importante dell’offerta outdoor, merita di essere considerata non soltanto uno strumento di attrazione, ma un patrimonio da gestire nel tempo.
La manutenzione può diventare un progetto di comunità
C’è una dimensione della cura dei sentieri che supera l’economia turistica.
Un percorso può collegare luoghi della memoria, antiche attività produttive, malghe, casere, abitazioni e spazi di relazione. Può raccontare come un territorio veniva attraversato quando la montagna era soprattutto luogo di lavoro, prima ancora che destinazione per il tempo libero.
Conservare queste tracce significa anche mantenere accessibile una parte della storia locale.
Il 25 settembre 2026, la rivista del Club Alpino Italiano Lo Scarpone ha dedicato un approfondimento proprio al ruolo della rete sentieristica nelle aree interne appenniniche, riprendendo gli atti di un convegno svoltosi a Cantiano nel 2025. Il tema centrale era il valore dei percorsi come infrastrutture capaci di collegare ambiente, comunità ed economia locale. [Loscarpone]
Questa prospettiva può essere utile anche nelle Prealpi.
Il sentiero non appartiene necessariamente a una sola categoria di utilizzatori. Può servire agli escursionisti, ai residenti, alle guide, alle attività ricettive e a chi desidera conoscere il paesaggio.
Di conseguenza, la sua conservazione può diventare un terreno di collaborazione tra associazioni, enti competenti, proprietari, operatori e comunità locale, nel rispetto delle rispettive responsabilità.
La collaborazione, però, non deve tradursi in una richiesta indistinta di lavoro gratuito.
Gli interventi richiedono competenze adeguate, autorizzazioni quando necessarie, procedure e risorse. Il volontariato può svolgere una funzione straordinaria, ma non deve diventare un sostituto automatico delle attività tecniche che spettano a professionisti o soggetti responsabili della gestione.
Una rete efficace nasce quando ogni partecipante conosce il proprio ruolo.
La vera sfida è conservare ciò che rende possibile il turismo
Ci siamo abituati a valutare lo sviluppo turistico attraverso ciò che viene aggiunto.
Un nuovo impianto.
Un nuovo evento.
Un nuovo servizio.
Una nuova esperienza.
Sono investimenti che possono contribuire a rendere una destinazione più attrattiva e competitiva. Ma esiste anche un’altra forma di sviluppo, meno visibile e forse per questo meno celebrata.
Conservare ciò che funziona.
Rendere più affidabili le informazioni.
Mantenere accessibili i percorsi che è possibile gestire responsabilmente.
Intervenire prima che piccoli problemi diventino interventi costosi.
Adattare le infrastrutture alle trasformazioni ambientali.
Coinvolgere nuove generazioni nelle attività di cura del territorio.
E, soprattutto, considerare la manutenzione una componente ordinaria dell’economia montana, non una spesa eccezionale alla quale pensare soltanto quando qualcosa si rompe.
Il progetto europeo AlpFuturePaths nasce proprio dalla consapevolezza che le infrastrutture alpine devono confrontarsi con condizioni ambientali in trasformazione. La sua capacità di produrre risultati concreti potrà essere valutata nel corso dei prossimi anni, ma il problema che intende affrontare è già sufficientemente chiaro.
Una parte del turismo montano dipende da una rete di percorsi e strutture che richiede attenzione continua.
Non possiamo chiedere alle destinazioni di attirare sempre più visitatori e contemporaneamente considerare trascurabile la cura degli spazi attraverso i quali quei visitatori vivono il territorio.
Non possiamo costruire nuove esperienze senza domandarci chi si occuperà di mantenere fruibili le infrastrutture sulle quali si basano.
E non possiamo immaginare una montagna aperta a tutti senza affrontare la questione delle risorse necessarie per renderne possibile una frequentazione responsabile.
Il futuro dell’outdoor non si deciderà soltanto nei grandi investimenti turistici.
Si deciderà anche lungo i percorsi meno conosciuti, nei lavori di manutenzione, nelle scelte di chi gestisce il territorio e nella capacità di riconoscere il valore di attività che normalmente non vediamo.
Perché dietro ogni sentiero che percorriamo senza difficoltà esiste quasi sempre qualcuno che ha lavorato affinché potessimo farlo.
E forse una montagna comincia davvero a costruire il proprio futuro quando impara a dare valore anche a ciò che, proprio perché funziona, rischia di diventare invisibile.
We Love Nevegal. La montagna per tutti.
Le seguenti fonti sono state consultate per l’articolo. I dati e le iniziative citati sono riferiti alle date indicate.
Fonti e riferimenti per l’approfondimento
Interreg Alpine Space. Annuncio ufficiale dell’avvio di AlpFuturePaths, con dodici partner di cinque Paesi impegnati nella ricerca di soluzioni per sentieri e rifugi alpini. AlpFuturePaths Kick-off
Interreg Alpine Space. Obiettivi, dotazione finanziaria, rischi ambientali analizzati e strumenti digitali previsti. Scheda ufficiale AlpFuturePaths
Organizzazioni alpinistiche austriache. Comunicato relativo ai cambiamenti delle condizioni in alta montagna e alle conseguenze per itinerari e rifugi. Internationale Bergtage Wien
Club Alpino Italiano. Bando per la manutenzione ordinaria e la segnaletica della Rete Escursionistica Italiana. Bando CAI manutenzione sentieri 2026
Club Alpino Tedesco. Presentazione del documento Wegweiser Hütten 2030 dedicato alla gestione futura di rifugi e sentieri. DAV – Assemblea 2025
Department of Conservation. Revisione delle tariffe delle Great Walks e analisi della ripartizione dei costi di manutenzione. Changes to Great Walk prices
Club Alpino Italiano. Progetto Adotta un Sentiero dedicato alla manutenzione della rete dei Monti Livornesi. Adotta un Sentiero

